Rhapsody in blue

domenica 28 marzo 2010

Quando il jazz "da' il tempo" all'organizzazione di impresa

Erika Leonardi & Hopeless Jazz Band
Certe volte le migliori idee, le più brillanti connessioni, accadono di sera quando si è staccato dal lavoro, magari durante un concerto.
E' così infatti che Erika Leonardi, consulente aziendale e scrittrice ha scoperto come raccontare alle aziende, specie quelle del terziario e dei servizi, come lei vede la loro organizzazione.
«Sono consulente per le aziende da molti anni. Ma quello che racconto l'ho scoperto una sera, alle Scimmie, con mio figlio - spiega infatti - Siamo andati a vedere il jazz in quel noto locale di Milano e alla fine io ho esclamato: “che confusione, non si capisce nulla”. E mio figlio, guardandomi dall'alto in basso, mi ha risposto: “non hai capito proprio niente”. Il giorno dopo sono andata nelle librerie del centro di Milano a chiedere se c'era un libro sull'organizzazione interna di una band di jazz. Ovviamente non c'era, ma cominciai a studiare biografie e tutto quello che c'era per capire. E alla fine formulai la mia metafora: quella che vede le aziende, specie quelle terziarie e orientate al cliente, paragonabili a una band di jazz».

Una intuizione brillante, che è diventata libro pochi anni dopo, di cui hanno potuto godere ieri sera i partecipanti all'incontro organizzato da Fondimpresa e da Univa. Partendo da un presupposto: «Il concerto sinfonico spiega bene un processo manifatturiero: tutto deve funzionare come concordato preventivamente – spiega la Leonardi - Il paragone con il jazz riguarda piuttosto il settore dei servizi. Se devo produrre un divano, posso produrlo tal quale anche se il mio cliente non è presente. Se invece si parla di un servizio, conta invece moltissimo il cliente: se non entra nel ruolo giusto, il servizio non sarà mai buono. Quindi in questo caso si devono definire delle regole, ma con la consapevolezza chei metodi effettivamente usati e i risultati saranno differenziati perchè dipendono da una variabilità, quella appunto del cliente».
Improvvisare non è perciò una deviazione dal bene aziendale, ma un'indice di maturazione: «Nel jazz improvvisa l'artista che è maturo, che è padrone del suo strumento. E' talmente preparato, talmente consapevole del suo agire, che può uscire fuori dalle righe. Improvvisare è espressione di padronanza. Il successo di un brano jazz si ha grazie alla capacità della band di suonare insieme, ma anche attraverso le espressioni individuali di ognuno – spiega l'esperta - Osservate i comportamenti della band: ci sono momenti di esecuzione corale e assoli. E in questi ultimi momenti chi ne è protagonista non esegue ma interpreta la sua parte, a vantaggio di tutti».
Un concetto che Erika Leonardi ha spiegato con l'aiuto, per l'appunto, di una band jazz: il sestetto degli Hopeless. Che ha saputo spiegare il concetto di innovazione semplicemente suonando una variazione di "O' sole mio" e sottolineare l'importanza dell'espressione individuale interpretando uno stesso brano in versione standard e solistica: impressioni che valgono più di mille parole.
Mirabili sintesi dell'organizzazione aziendale, come quella magistralmente sintetizzata da un mostro sacro del jazz, Winton Marsalis, nella sua biografia: «il jazz ti ricorda che devi far funzionare le cose insieme agli altri. È difficile, ma si può fare. A volte ti tocca guidare, a volte ti tocca seguire. Ma non puoi rinunciare a nessuno dei due ruoli: perchè conta l'esperienza dei tuoi sentimenti solo se associata alla disponibilità di condividere quelli degli altri».
Stefania Radman
http://www3.varesenews.it/economia/articolo.php?id=168899

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