Rhapsody in blue

martedì 11 maggio 2010

Triennale, ritorno in musica con un tuffo nell’avanguardia



Milano
Rassegna " Music Workshop"
Music Workshop - I Edizione 10 Maggio - 03 Giugno 10
Luogo: Teatro dell'Arte

Ingresso: Per informazioni:
Music Workshop - I Edizione 10 Maggio - 03 Giugno 10Luogo: Teatro dell'ArteIngresso: Per informazioni: www.musicworkshop.info

Il Teatro dell'Arte è tornato a casa.

Nel senso che, archiviata l'esperienza del Crt, la storica sala di viale Alemagna è di nuovo sotto la gestione diretta della Triennale. Prossimo ad un vigoroso restyling, quello che è, a detta di molti, uno dei palcoscenici più belli della città, apre da quest'oggi una corposa finestra sulla musica internazionale contemporanea. Musica che frequenta lingue e generi in apparenza anche lontani tra loro, che non teme di sperimentare e che è soprattutto aperta e trasversale. Come il cartellone di «Music Workshop», la neonata rassegna, frutto di una coproduzione Triennale di Milano e Ponderosa, che si snoderà fino al 3 giugno attraverso dieci serate rigorosamente live.

Alcune delle quali caratterizzate da doppi concerti.
È il caso dell'happening inaugurale, in programma stasera dalle 21 (ingresso 12 euro, info: http://www.triennale.it/).
Ad alternarsi sul palco, da una parte il trombettista (figlio d'arte) Ibrahim Maalouf, classe 1980, originario di Beirut (Libano) ma francese d'adozione, che ha fatto della ricerca di un punto di incontro fra improvvisazione jazz, elettronica e tradizione orientale il proprio credo artistico; dall'altra, i londinesi Portico Quartet, da poco approdati alla scuderia Real World di Peter Gabriel, nonché paladini di un'ardita contaminazione di jazz, classica e musica etnica, il cui album d'esordio, lo strumentale «Knee deep in the north sea», è entrato nella cinquina del «Mercury Prize 2008» per il miglior disco dell'anno in Inghilterra.
Si riprende giovedì 13 (ore 21, ingresso 15 euro), con i fari (e le orecchie) puntati su Lou Rhodes, salita alla ribalta come «singer-songwriter» dei Lamb uno dei gruppi inglesi che hanno scritto la storia del trip-hop degli anni Novanta.
Chi la segue con maggiore attenzione sa però che la ragazza, da qualche tempo, ai suoni ipnotici e visionari tipici del duo di Manchester predilige di gran lunga il folk.
Ascoltare il suo nuovo album «One Good Thing» per credere.
Passiamo alla prossima settimana con le esibizioni, rispettivamente il 17 e il 22 maggio, per la strana coppia composta dal maestro maliano della Kora Ballaké Sissoko e il violoncellista francese Vincent Ségal, e per il geniale musicista-performer canadese Gonzales, artista poliedrico e visionario conosciuto come produttore di Feist e Peaches, ovvero due fra i più interessanti progetti del nuovo rock d’Oltreoceano.
Di indiscusso spessore il terzetto di ospiti di scena il 24, 26 e 27 maggio.
Inizia Vinicius Cantuaria, il cantante-chitarrista brasiliano (ma da decenni con base a New York), a Milano in versione solista, dal sound estremamente raffinato e sensuale, perennemente in bilico fra bossa nova, samba e jazz.
Nell'ultimo album, «Samba carioca», ha affiancato a Brad Mehldau e Bill Frisell una serie di musicisti brasiliani di diverse influenze (da veterani come Joao Donato o Marcos Valle a giovani come Dadi o Sidinho).
Poi sarà la volta del compositore portoghese Rodrigo Leão, noto per aver fondato i Madredeus, dal vivo alla testa del Cinema Ensemble per presentare «A Mãe» (il suo lavoro «più introspettivo, nostalgico e malinconico» in quanto nato sul filo delle emozioni conseguenti alla scomparsa della madre) e, quindi, dell'inafferrabile Arto Lindsay, poliedrico cantante-chitarrista-compositore-artista statunitense sempre fuori dagli schemi: sia che faccia art-rock d'avanguardia, si trasformi in immaginifico elettronicista o si ispiri alla lezione tropicalista. Completano il cast due pianisti emergenti come lo statunitense Dustin O'Halloran, co-leader dei Devics, e lo sperimentatore tedesco Hauschka (il 28); il doppio set con il cantautore Piers Faccini e gli arditi jazzmen belgi Dez Mona (il 31); e gli Zita Swoon, un combo belga che supera l'idea di genere (mescolano, rock, blues, pop, etnica, disco, techno, elettronica…) e si confronta per l'occasione con la danza (il 3 giugno).
http://www.ilgiornale.it/milano/triennale_ritorno_musica_tuffo_nellavanguardia/10-05-2010/articolo-id=444342-page=0-comments=1

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