Rhapsody in blue

giovedì 3 giugno 2010

Umberto Boccioni : Futurismo

La madre
Pastel on paper28 3/8 x 20 1/2 in (72 x 52 cm)Collection Antonio Catanese, Milan
Horizontal Volumes - 1912Oil on canvas37 3/8 x 37 5/8 in (95 x 95.5 cm)Staatsgalerie Moderner Kunst, Munich

Dynamism of a Man's Head - 1914Pasted papers, watercolor, gouache, ink,and oil on canvasCivico Museo d'Arte Contemporanea, Palazzo Reale, Milan

Il Futurismo è il primo movimento d'avanguardia italiano del Novecento.
Il suo centro di irradiazione principale fu Milano, soprattutto grazie all'impegno del poeta Filippo Tommaso Marinetti, anima e ideologo del movimento.
È lui a pubblicare il Manifesto del Futurismo nel 1909, primo di una lunga serie di manifesti programmatici.
Negli anni tra il 1909 e il 1910, attorno a Marinetti si riuniscono, a Milano, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo, seguiti da Giacomo Balla e Gino Severini.
I cinque artisti sono i firmatari del Manifesto dei pittori futuristi, pubblicato nel 1910.
Con questo atto inizia la fase eroica del Futurismo Italiano, definita anche "Primo Futurismo".
Negli anni seguenti vengono attratti nell'orbita del Futurismo molti altri artisti.
Alcuni, come Enrico Prampolini e Fortunato Depero, in maniera stabile.
Altri, come Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Achille Funi, Mario Sironi e Leonardo Dudreville in modo transitorio.
La fase "eroica", rivoluzionaria, del Futurismo si esaurisce nel corso della prima guerra mondiale. Finito questo periodo, e scomparsi in guerra alcuni dei suoi interpreti principali (Boccioni, Sant'Elia), il Futurismo imbocca strade diverse.
Alle defezioni e alle scomparse si succedono nuove adesioni: Cesare Andreoni, Tullio Crali, Nicolaj Diulgheroff, Farfa, Fillia, Gerardo Dottori, Pippo Oriani, Tato, e molti altri.
Per questa fase si parla di "Secondo Futurismo".
Nelle intenzioni degli artisti futuristi è centrale l'esaltazione del mondo moderno e di tutte le sue espressioni: la velocità, il mondo delle macchine, l'industrializzazione delle città.
Più in generale, nel Futurismo è presente un approccio ottimista, positivo, verso il progresso che interessa tutti i primi vent'anni del secolo.
In questa loro visione si avverte l'esigenza di un taglio netto, violento, con la tradizione e con l'arte del passato.
Urge la ricerca di forme più adatte a interpretare i tempi nuovi.
E queste forme sono la rappresentazione del movimento, il dinamismo, la velocità, la vibrazione della luce.
Nella loro spinta verso il futuro i futuristi si distinguono anche nelle manifestazioni interventiste agli albori della Grande Guerra.
Marinetti stesso, nel Manifesto del Futurismo, definisce la guerra la "sola igiene del mondo".

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