Rhapsody in blue

domenica 11 luglio 2010

Franco Fayenz : il jazz non è morto,ha scelto altre abitazioni...

FRANCO FAYENZ
Succede, jazzofilo di lungo corso, di ripensare ai tempi d’oro della musica preferita. Erano tempi in cui nel jazz americano si presentavano quasi ogni anno musicisti nuovi, e il loro contributo creava uno stile inedito, o modificava quello che andava per la maggiore. Prendiamo un anno importante, il 1950. C’è euforia per la guerra finita, l’America offre il jazz moderno di Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Miles Davis. In Italia dopo Louis Armstrong arriva Duke Ellington. Suona a Milano, al concerto assistono i critici della musica accademica. Uno di loro, l’indimenticabile Giulio Confalonieri, dice: «Questa è l’unica musica che rimarrà del nostro secolo». Sono i jazzofili più acculturati, a questo punto, che obiettano ricordandogli la Verklarte Nacht di Schonberg, Le Sacre du Printemps di Stravinskij, i Quartetti di Bartòk. Niente, Confalonieri non demorde. Esclama: «Vi rendete conto? Questi qui, ogni nota che suonano, anzi che improvvisano, fanno qualcosa che prima non è mai stato fatto da altri». Vero. E in quel momento stavano per arrivare i «nuovi suoni» di Gerry Mulligan, Chet Baker, e più avanti di Ornette Coleman, Cecil Taylor, John Coltrane…

E adesso? Fra i cd di jazz nei negozi, molti non meritano nemmeno un ascolto distratto. Nel jazz americano, maestri come quelli citati non ce ne sono più. Il pianista Keith Jarrett ha 65 anni e i suoi intollerabili capricci d’artista celano una sostanziale stanchezza. Il trombettista Wynton Marsalis è un grande tecnico passatista. Una menzione di merito spetta ai chitarristi Pat Metheny e Stanley Jordan, al sassofonista Joshua Redman e ai pianisti Brad Mehldau e Vijay Iyer. Bastano? O Confalonieri aveva ragione?
In un certo senso sì. Nel 1988 è uscito in Germania l’eccellente librone Jazz, musica del ventesimo secolo che aveva il sapore di un epicedio. Due anni fa, una magnifica mostra multimediale con lo stesso titolo vista a Rovereto e a Parigi è sembrata qualcosa di simile. Eppure, sostengono gli esperti più tenaci trainati da un libro dell’inglese Stuart Nicholson, il jazz non è morto. Ha solo scelto altre abitazioni: l’Europa prima di tutto, ma anche il Giappone. A parte i festival estivi, per cui può sembrare che addirittura l'Italia sia la nuova casa della musica afroamericana, limitiamoci ai musicisti. Ricordiamo come precursore il chitarrista Django Reinhardt, e poi il trombonista Albert Mangelsdorff, il sassofonista John Surman, i pianisti Martial Solal, Stefano Battaglia, Stefano Bollani, i trombettisti Enrico Rava e Paolo Fresu, il contrabbassista Yuri Goloubev. Bastano e avanzano per dichiarare, con Nicholson, che «jazz has moved to a new address».
Franco Fayenz nasce a Padova dove compie gli studi classici e si laurea in giurisprudenza. In seguito viene chiamato a dirigere la società di concerti "Amici della Musica" di Padova e un centro di studi dedicato alla diffusione della musica afro-americana. Dal 1971 al 1074 cura l'edizone della monumentale biografia di Frederic Chopin scritta da Gastone, "Anatomia elementare del jazz", "Musica per Vivere", "Jazz & Jazz", "Jazz domani", "Storie di jazz per immagini e ricordi", "Lennie Tristano", "La musica Jazz". Ha curato la riedizione italiana dell'autobiografia di Duke Ellington (La musica è la mia donna); nel 1997 ha realizzato per Mondadori la revisione e l'aggiornamento del notissimo Jazz che Arrigo Polillo scrisse fra il 1971 e il 1975. È collaboratore per la musica jazz de Il Giornale di Milano, de Il Foglio per la musica classica, delle riviste mensili Amadeus e Musica jazz, di altre riviste e di enciclopedie. Ha condotto e/o conduce trasmissioni radiofoniche e televisive per la Rai e per la Radio-televisione svizzera. Vive a Milano dove lavora come giornalista e come consulente di società di concerti e di case editrici librarie e discografiche. è socio ordinario della Società Italiana di Musicologia e della SidMa, Società Italiana di Musica Afro-Americana. Dal 1998 al 2002 ha fatto parte della Commissione consultiva per la musica presso il dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i beni e le Attività Culturali. la sua biografia è inserita nel Who's who in Italy.





 http://www.ilgiornale.it/spettacoli/non_guardate_usa_le_novita_sono_europa/11-07-2010/articolo-id=460059-page=0-comments=1

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